L’ulivo giunse sul Lario in epoca romana, portato da coloni greci ivi insediati e troviamo tracce della sua presenza anche negli statuti comunali che, nel trecento, documentano la diffusione di tale coltivazione. Alcuni secoli dopo l’ulivo ha ceduto terreno ad altre colture: nel settecento è stata introdotta la coltivazione del gelso per l’allevamento dei bachi da seta e nell’ottocento si è preferito estendere i vigneti.
Nell’ultimo dopoguerra, quando la diffusa prosperità sembrava avere condotto all’abbandono della cultura agricola, è cominciato il radicarsi di una nuova concezione del “benessere” che, con il riavvicinamento alla natura, l’attaccamento alla propria terra e, non ultima, la laboriosità di alcuni lungimiranti, ha portato alla felice riscoperta dell’olivicoltura. Oggi si stimano oltre 50.000 ulivi coltivati nelle province del Lago di Como, con numerosi patriarchi plurisecolari.